Crediti d'imposta, Calvanese: "La stretta paralizza le imprese"

La recente stretta sui crediti d’imposta rischia di creare nuove difficoltà per imprese e professionisti. Le modifiche introdotte dall’articolo 26 e l’innalzamento della soglia di compensazione previsto per il 2026 stanno infatti sollevando dubbi e preoccupazioni nel mondo produttivo.

Ne abbiamo parlato con Carmine Calvanese, Direttore Tecnico di Telematica Italia, che analizza l’impatto concreto di queste misure sul tessuto economico e sulle strategie di pianificazione fiscale delle aziende.

Direttore, ci spieghi qual è il cardine della novità normativa che sta destando preoccupazione.

“In qualità di tecnico che da anni segue i crediti d’imposta e le loro modalità di utilizzo, ritengo che la principale novità (e problema) consista nel fatto che, a decorrere dal 1° gennaio 2026, il legislatore intende introdurre un divieto più ampio e una soglia più bassa per l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta che non emergono direttamente dalla liquidazione delle imposte. La soglia del divieto scende da 100.000 euro a 50.000 euro per i debiti iscritti a ruolo. In più, viene specificato che i crediti d’imposta ‘diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte’ non potranno essere utilizzati in compensazione per il pagamento di debiti previdenziali (INPS) e premi assicurativi (INAIL) ai sensi dell’art. 17, comma 2, lett. e), f), g) del D.Lgs. 241/1997”.

Quali sono gli aspetti tecnici che un’impresa deve considerare concretamente?

“Ci sono diversi aspetti tecnici che un’impresa deve considerare con grande attenzione.
Innanzitutto, è fondamentale verificare l’origine del credito d’imposta. Se il credito deriva da una liquidazione delle imposte, ad esempio da una dichiarazione con saldo positivo, potrà essere maggiormente tutelato. Diversa, invece, è la situazione dei crediti derivanti da agevolazioni, bonus edilizi o incentivi alla ricerca e sviluppo, che potrebbero rientrare nella categoria dei crediti ‘diversi da quelli emergenti’ e quindi essere soggetti al divieto di compensazione. Un secondo elemento riguarda la soglia del debito. Quando il contribuente presenta debiti iscritti a ruolo relativi a imposte erariali o accessori e l’importo complessivo supera la soglia prevista (50.000 euro secondo la nuova norma) la compensazione viene impedita. È quindi necessario controllare con precisione la data della cartella, la notifica e i termini. Va poi considerato anche l’aspetto della cessione o del trasferimento del credito. La normativa stabilisce infatti che anche i crediti ceduti o trasferiti a soggetti diversi dal titolare originario possono essere bloccati, se rientrano nelle categorie soggette a divieto. Ciò rappresenta una criticità rilevante per le operazioni che prevedevano la cessione del credito d’imposta. Un ulteriore punto riguarda il timing e la pianificazione di cassa. Le imprese che avevano programmato l’utilizzo dei crediti in compensazione per coprire debiti futuri devono ora riconsiderare questa strategia, perché tale possibilità potrebbe venire meno. Diventa quindi indispensabile rivedere la pianificazione della liquidità e dei flussi finanziari. Infine, assume particolare importanza la documentazione. È essenziale mantenere tracciata la natura e l’origine del credito e verificare con attenzione se rientra tra quelli ammessi alla compensazione tradizionale. In caso di incertezza, è opportuno avviare tempestivamente un’analisi del rischio e una consulenza fiscale dedicata, per prevenire contestazioni e garantire la corretta gestione del credito”.

Quali rischi corre un’impresa se non tiene conto di queste novità?

“I rischi per un’impresa che non tiene conto di queste novità sono molteplici e possono avere conseguenze significative. In primo luogo, c’è la possibilità di ritrovarsi con crediti d’imposta non più utilizzabili in compensazione, con un impatto diretto sulla liquidità aziendale e sulla capacità di far fronte ai debiti fiscali e previdenziali. Questa situazione può generare tensioni finanziarie e compromettere la normale gestione dei flussi di cassa. Un secondo rischio riguarda la possibilità di incorrere in sanzioni: l’utilizzo in compensazione di crediti non ammessi, infatti, può comportare riprese d’imposta e sanzioni amministrative, aggravando ulteriormente la posizione dell’impresa. C’è poi un effetto indiretto, ma non meno rilevante, legato alla perdita di opportunità di investimento. Se il credito d’imposta diventa incerto o di difficile utilizzo, le imprese potrebbero rinunciare a programmi di investimento agevolati, con un conseguente rallentamento dell’innovazione e della competitività. Infine, l’incertezza normativa genera un impatto negativo sulla certezza del diritto e sulla fiducia. In un contesto economico in cui le imprese hanno bisogno di pianificare con precisione strategie e risorse, la mancanza di chiarezza e stabilità delle regole rischia di diventare un ulteriore ostacolo alla crescita e allo sviluppo”.

Qual è il suo giudizio tecnico: la misura è sbagliata o solo da correggere?

“Dal mio punto di vista, la finalità di contrastare le ‘indebite compensazioni’ è sicuramente legittima e necessaria. Tuttavia, l’approccio normativo è, a mio avviso, eccessivamente generalizzato e rischia di penalizzare anche imprese virtuose. Ritengo che la misura debba essere corretta profondamente, se non addirittura abrogata nell’impianto attuale, perché non distingue sufficientemente tra crediti d’imposta legittimi e quelli abusivi; impone un blocco che può compromettere la liquidità e la competitività delle imprese e si inserisce in un momento in cui il Paese ha bisogno di incentivare investimenti, digitalizzazione, sostenibilità, e non di creare ostacoli addizionali”.

Quali suggerimenti tecnici operativi rivolge alle imprese e ai loro advisor in vista del 2026?

“Potrei dare alcuni suggerimenti pratici alle imprese come verificare subito la natura dei crediti d’imposta maturati o in corso di maturazione, e valutare se rientrano nell’ambito dei crediti emergenti dalla liquidazione delle imposte oppure no. Monitorare le iscrizioni a ruolo e i debiti pendenti: ridurre o gestire tempestivamente le pendenze che possono superare la soglia consentita per la compensazione; valutare alternative all’utilizzo in compensazione: ad esempio il rimborso in luogo della compensazione (se previsto) oppure l’utilizzo delle risorse proprie anziché compensazione e rivedere i piani di investimento agevolato: considerare il rischio che il credito non sia effettivamente ‘spendibile’ in compensazione e ricalcolare il ritorno economico tenendo conto di questo fattore. Inoltre, le imprese devono sicuramente rafforzare la consulenza fiscale interna o esterna, per valutare scenari uso-credito, scenari blocco-credito e gestire politiche di mitigazione del rischio. In ultimo, le aziende devono comunicare internamente (dirigenza, consiglio, revisione) l’impatto della normativa sulla struttura finanziaria, sul capitale circolante e sugli investimenti futuri”.

Qual è il messaggio che vuole lanciare ai decisori pubblici e al Parlamento?

“Il messaggio è chiaro: occorre ripensare l’art. 26 nel suo impianto. Le imprese che generano crediti d’imposta legittimi non possono essere trattate allo stesso modo di chi abusa del sistema. Se vogliamo davvero sostenere la ripresa economica, l’innovazione e la transizione digitale/energetica, dobbiamo armonizzare la lotta all’evasione con la certezza del diritto e la tutela della liquidità d’impresa. La stretta è comprensibile, ma non può diventare un freno strutturale. Non possiamo penalizzare la competitività delle nostre aziende oggi per una volontà di contrasto che, pur giusta, necessita di strumenti più mirati e proporzionati, capaci di colpire le vere frodi e l’ondata speculativa di taluni rispetto all’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti o gonfiati. Il contrasto alle irregolarità è doveroso, ma deve avvenire senza compromettere la fiducia, la programmazione e la liquidità delle imprese virtuose che si prodigano in investimenti produttivi, nelle attività di Ricerca & Sviluppo, nelle nuove assunzioni e nella valorizzazione delle risorse umane. Solo così il sistema dei crediti d’imposta potrà continuare ad essere ciò per cui è nato: uno strumento di sviluppo, non un ostacolo burocratico”.

Settore
Area Espositiva


Mappa
Contatti
Allegati
News correlate
Bandi collegati

Risposta

Lascia un commento - Inizia una nuova discussione