Il Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare sostiene la transizione energetica, competitività e sicurezza delle micro, piccole e medie imprese attive nei settori della trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e acquacoltura. Sono ritenuti ammissibili a contributo le operazioni che prevedono investimenti per la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti e delle infrastrutture; l’acquisto di attrezzature per il miglioramento della competitività e delle condizioni di salute, sicurezza e di lavoro degli addetti.
L’aliquota massima di intensità di aiuto è pari al 50% della spesa totale ammissibile dell’operazione.
In deroga sono previste le seguenti aliquote massime specifiche di intensità di aiuto:
- Le operazioni intese a contribuire all’attuazione dell’obbligo di sbarco di cui all’art.15 del Reg. (UE) 1380/2013: operazioni intese a facilitare la commercializzazione delle catture indesiderate sbarcate provenienti da stock commerciali in conformità all’art.8, paragrafo 2, lett. b) del Reg. (UE) 1379/2013: 75%;
- Operazioni connesse alla piccola pesca costiera: 100%;
- Operazioni che soddisfano tutti i criteri seguenti: (i)interesse collettivo; (ii)beneficiario collettivo; (iii) elementi innovativi oppure pubblico accesso garantito ai loro risultati: 100%;
- Operazioni attuate da organizzazioni di produttori, associazioni di organizzazione di produttori o organizzazioni interprofessionali: 75%;
- Operazioni a sostegno di prodotti, processi o attrezzature innovativi nel settore della pesca, dell'acquacoltura e della trasformazione: 75%;
- Operazioni attuate da organizzazioni di pescatori o altri beneficiari collettivi: 60%.
La spesa massima ammissibile per la realizzazione delle attività progettuali è fissata complessivamente in 3.000.000 euro mentre quella minima è fissata in 150.000 euro. L’importo eventualmente eccedente la spesa massima ammissibile è a carico del beneficiario.
Telematica Italia ha intervistato il presidente di Federpesca Giovanni Azzone.
Presidente Azzone, qual è la sua valutazione complessiva sull’intervento del Ministero a sostegno delle imprese della pesca e dell’acquacoltura? Può davvero rappresentare una svolta per il settore?
“La misura ‘Trasformazione e commercializzazione’ è tra quelle più ripetute e riproposte nel corso delle varie programmazioni. È sicuramente molto utile ed è utilizzata dall’intera filiera della pesca e dell’acquacoltura, ma non credo possa considerarsi una svolta per il settore”.
Quali sono, secondo lei, le priorità più urgenti su cui dovrebbero concentrarsi gli investimenti delle micro, piccole e medie imprese beneficiarie del contributo?
“Oggi, gli investimenti delle imprese che rappresentiamo, oltre a quelli finalizzati al mantenimento della migliore efficienza e sicurezza delle navi con cui operano, dovrebbero orientarsi verso l’innovazione dei processi produttivi, per migliorarne l’economicità e, dove possibile, il livello qualitativo del prodotto, che è comunque già molto alto”.
Il bando prevede un’aliquota di aiuto fino al 100% per le operazioni legate alla piccola pesca costiera. Quanto è strategico questo segnale per la tutela delle comunità costiere e delle economie locali?
“L’aliquota maggiore riservata a quel segmento produttivo è determinata da scelte dell’UE, che lo ritiene meno impattante sulla risorsa. Ora, al di là che lo sia realmente o meno, il contributo di questo segmento al soddisfacimento del fabbisogno nazionale di pesce fresco locale è molto limitato, e di conseguenza anche quello all’economia locale”.
In che modo Federpesca sta supportando i propri associati nella comprensione delle opportunità offerte e nella preparazione dei progetti ammissibili?
“Federpesca si adopera nei confronti dei suoi associati anche nella comprensione delle opportunità derivanti dai vari strumenti di finanziamento che i programmi comunitari e nazionali offrono al nostro settore. Lo facciamo attraverso webinar dedicati e risposte a quesiti specifici, oltre ad essere a disposizione, qualora l’impresa lo ritenga utile, per la stesura del progetto”.
Gli incentivi premiano la sostenibilità. C’è oggi, secondo lei, una reale disponibilità del settore ad adottare soluzioni green, anche alla luce delle recenti difficoltà economiche?
“Chi fa impresa nel settore della pesca ha da sempre cercato di mantenere in equilibrio la necessità di conservare la risorsa ittica sopra il livello che ne garantisca un futuro, insieme alla necessità di una sostenibilità economica del proprio lavoro, anch’essa indispensabile per la continuità dell’attività”.
Le operazioni attuate da organizzazioni collettive, come quelle di produttori o interprofessionali, godono di aliquote maggiorate. Ritiene che questo incentivo possa rafforzare la cooperazione tra imprese?
“L’associazionismo tra imprese, in varie forme organizzative, rappresenta sicuramente un punto di forza del nostro settore. In questo modo, la pesca riesce a esprimere il proprio potenziale anche in termini organizzativi. Federpesca ha sempre incoraggiato l’interazione tra le imprese, soprattutto quando è finalizzata ad accorciare la filiera e a recuperare valore altrimenti disperso tra i vari anelli che la compongono”.
La soglia minima di investimento è fissata a 150.000 euro: può rappresentare un ostacolo secondo lei per le imprese più piccole o familiari? Cosa servirebbe per garantire un accesso più ampio?
“Il bando ha come target vere e proprie imprese di trasformazione e commercializzazione, solo marginalmente le imprese della pesca e dell’acquacoltura, che invece potrebbero già avviare a bordo delle proprie navi o impianti una prima fase di trasformazione, a vantaggio di una maggiore qualità e valorizzazione del prodotto. Credo che saranno le Regioni, nei loro bandi, a dover coprire questa necessità. Quello che a nostro avviso resta inderogabile è che, nei criteri di preferenza dei progetti presentati, venga attribuito un punteggio più elevato a chi lavora prodotto nazionale e non di provenienza estera. Questo, purtroppo, non sempre accade”.
A suo avviso, oltre al bando in questione, quali strumenti di finanza agevolata, tra contributi, incentivi e misure, sarebbero efficaci per rilanciare in modo duraturo la competitività e la resilienza del comparto pesca e acquacoltura in Italia?
“La misura più necessaria per il rilancio duraturo e competitivo del nostro settore è il finanziamento delle nuove costruzioni, per il necessario rinnovo della flotta peschereccia. La messa in opera di navi moderne, più sicure e meno impattanti, non solo sarebbe economicamente più sostenibile anche a parità di produzione, ma potrebbe attrarre nuove generazioni di pescatori-imprenditori. Solo così potremo parlare con convinzione di “Pesca Futura”. Oltre a ciò riteniamo sia necessario attivare alcuni strumenti finanziari fondamentali per sostenere le imprese, come ad esempio anticipi di liquidità, garanzie sulle polizze fideiussorie e garanzie sui prestiti. Strumenti che ad oggi non sono attivi e che potrebbero invece davvero rappresentare una svolta per il settore se attivati anche attraverso le risorse del Feampa”.
LUI CHI È – Il 18 gennaio 2025 l’Assemblea Generale di Federpesca che ha eletto Giovanni Azzone Presidente della Federazione. Azzone è professore di ingegneria gestionale al Politecnico di Milano dove è stato rettore dal 2010 al 2016, attualmente è Presidente di Fondazione Cariplo e di Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie delle casse di risparmio. La sua esperienza sarà certamente fondamentale per accompagnare la federazione nelle sfide che attendono il settore: dalla formazione alle politiche di accesso al credito, dall’ammodernamento della flotta ad un rapporto con la ricerca scientifica che insieme alla sostenibilità ambientale consideri un maggiore equilibrio con la sostenibilità economica e sociale di un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese. Giovanni Azzone succede nel ruolo a Luigi Giannini, storico Presidente di Federpesca, eletto nella stessa giornata Presidente Onorario della Federazione.
QUALCHE NUMERO
Trasformazione dei prodotti della pesca
Nel 2019 erano presenti circa 427 imprese attive nella trasformazione dei prodotti ittici (pesce, crostacei, molluschi), in calo rispetto alle 434 del 2018.
Fonte: www.creafuturo.crea.gov.it
Lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi
Le imprese italiane operanti in questo comparto sono circa 438.
Fonte: businesscoot.com
Commercio all’ingrosso di altri prodotti alimentari (inclusi pesci, crostacei e molluschi)
Nel settore ATECO corrispondente sono censite in totale 5.389 imprese, di cui 1.868 si occupano specificamente di pesce fresco e 828 di prodotti ittici congelati, conservati o secchi
Fonte: www.informazione-aziende.it
Acquacoltura
Il CREA segnala oltre 500 imprese di acquacoltura in Italia
Altre fonti stimano tra 524 e 800 imprese/siti produttivi.
Fonte: www.ansa.it