Coronavirus - Aiuti e incentivi alle imprese

Prestiti, bloccate le garanzie Sace e Fondo Pmi

Il termine del 30 giugno è scaduto e dal primo luglio non è più possibile ottenere un prestito con garanzia pubblica, né dalla Sace né dal Fondo per le Pmi. Lo stop non è definitivo e dovrebbe essere temporaneo, perché il governo è in attesa del via libera della Commissione europea alle nuove misure - sempre sotto forma di garanzie pubbliche - approvate per fare fronte al caro energia e agli effetti della guerra (previste dal nuovo Temporary Framework della Ue).

La questione è che la legge, in particolare il decreto Aiuti, prevede la proroga delle garanzie Sace fino a fine anno e prolunga l’operatività anche del fondo per le Pmi, ma vincola buona parte di queste misure a un ok preventivo di Bruxelles che ancora non c’è stato. Il blocco dell’operatività di Sace e Fondo è legata al fatto che nelle scorse settimane la stessa Commissione aveva stabilito la cessazione del quadro di regole temporanee sugli aiuti di Stato previste per fare fronte alle ricadute dei lockdown. Lo stato dell’arte è emerso ieri durante la riunione della Task Force per la liquidità (al tavolo ci sono Mef, Mise, Banca d’Italia, Sace, Mcc) che ha quantificato in 257 miliardi i finanziamenti sinora erogati con gli strumenti messi in campo per l’emergenza Covid.

Questo blocco cade in un momento decisamente difficile, con le imprese messe a dura prova da caro energia e inflazione. E all’orizzonte si profila l’aumento dei tassi interesse, che renderà le rate dei finanziamenti sempre più insostenibili (circa 800 mila imprese hanno prestiti garantiti a tassi variabili). Forse sarebbe stato meglio riuscire a evitare il blocco: in realtà il ministero dell’Economia dovrebbe aver avanzato la richiesta di via libera circa due mesi fa, quando fu varato il decreto. Peraltro il contesto è aggravato dal fatto che a fine giugno sono decadute molte facilitazioni previste per le imprese dal fondo per le Pmi e che il governo non ha voluto prorogare, nonostante fossero stato presentati numerosi emendamenti al Dl Aiuti in questo senso, anche da parte del Mise. In particolare l’accesso alla garanzia del fondo ora diventa a pagamento; la copertura scende al 60% per i prestiti chiesti per la liquidità dalle imprese più solide; la garanzia sulle operazioni di rinegoziazione dei prestiti non è più ammessa. L’esecutivo aveva bilanciato queste riduzioni prorogando le garanzie Sace fino alla fine dell’anno, prevedendo che in alcuni casi le coperture salissero fino al 90 per cento. E ancora: è stata varata la garanzia Sace a condizioni di mercato, molto utile per le rinegoziazioni perchè i prestiti possono arrivare a 20 anni. Ma anche quella è ferma in attesa dell’ok Ue.

Il confronto su garanzie e misure a supporto delle imprese sarà probabilmente uno dei temi sul tavolo dell’assemblea annuale dell’Abi di domani. Peraltro rischia di rimanere impigliata negli stessi ingranaggi anche la garanzia Sace, prevista dagli emendamenti al Dl Aiuti, per supportare il finanziamento degli stoccaggi di gas. Se i tempi m edi di Bruxelles sono due mesi e il decreto sarà convertito entro metà luglio, il via libera potrebbe arrivare verso metà settembre, quando è noto che gli stoccaggi devono arrivare a fino ottobre al 90% per evitare di restare a secco se la Russia chiuderà i rubinetti. 

Fonte: Il Sole 24 Ore - Primo Piano del 7 luglio 2022

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