C’è grande soddisfazione ma anche prudenza degli imprenditori di Marche e Umbria dopo l’annuncio dell’ingresso delle due regioni nella Zes Unica del Mezzogiorno. Parla di «uno strumento di grande valore», il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, che oggi chiede di «procedere con tempi rapidi, risorse certe e criteri chiari, in modo da sostenere fin da subito le aziende, specie quelle di più grande dimensione che stanno già pianificando degli investimenti».
Quello della crescita degli investimenti è stato un trend positivo nel 2024, con un terzo delle imprese marchigiane che ha impiegato le agevolazioni previste dai programmi di Transizione 4.0 e 5.0 per l’acquisto di beni strumentali, mentre la metà ha investito in tecnologie avanzate. È pronto a investire Bramante Paolini, titolare della pesarese Prb, azienda leader nel settore galvanico: «Con l’estensione della Zes arriva a si coglie finalmente un segnale concreto di politica industriale per chi produce e crede nel territorio – dice -. Stiamo avviando la riconversione degli impianti per oltre 10 milioni di euro». Il provvedimento stabilisce, infatti, che gli investimenti effettuati tra il 10 gennaio e il 15 novembre 2025 per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti, attrezzature e beni immobili strumentali possano beneficiare di un credito d’imposta, in conformità alla normativa Ue sugli aiuti di Stato, con procedure semplificate per l’accesso all’agevolazione. «Chi vorrà investire in Umbria avrà finalmente delle opportunità e sarà l’intero nostro sistema imprenditoriale a goderne visto che veniamo da 10 anni di perdita di competitività rispetto alle altre regioni», sottolinea Raoul Ranieri, amministratore dell’oleificio omonimo di Perugia e presidente di Umbria Export, l’agenzia per l’internazionalizzazione di Confindustria.
«Questo disegno di legge certifica definitivamente la vicinanza di Marche e Umbria al Sud del nostro Paese - spiega Andrea Cardoni, docente di economia aziendale all’Università di Perugia -. I dati economici degli ultimi anni segnalavano già questo scivolamento e uno stacco di performance con le altre regioni del Centro. Oggi entrare nella Zes rappresenta finalmente elemento di forte discontinuità e occasione per creare una crescita dei livelli di produttività, managerialità e attrattività all’interno di un tessuto imprenditoriale molto vivace anche in un contesto geopolitico come l’attuale».
L’inserimento di Marche e Umbria nella Zes Unica e il disegno di legge che lo accompagna aprono però tre questioni. La prima è puramente organizzativa e riguarda la necessità di potenziare la struttura centrale, che oggi fa capo al campano Giosy Romano, perché ci siano contatti più incisivi e stimolanti con le aziende di Marche e Umbria. La seconda riguarda le coperture dei crediti fiscali: 2,2 miliardi nel 2025 per 8 regioni che diventeranno 10, ma il disegno di legge parla di «invarianza dei conti dello Stato». L’ultima è evidenziata dal presidente di Confindustria Marche: «La Zes va comunque accompagnata da un’agenda strutturata di politica industriale di medio-lungo periodo - sottolinea Cardinali - per dispiegarne al meglio gli effetti, moltiplicandone il valore. In questa direzione, la questione infrastrutturale, su cui ha posto l’accento la presidente Meloni, diventa centrale perché da essa dipende la possibilità e la velocità di accesso ai mercati nazionali e internazionali». Non a caso nelle Marche e in Umbria ragionavano in termini di Zls (zona logistica speciale), mentre oggi si ritrovano nella Zes che rappresenta un gradino di potenzialità e di sviluppo superiore.
Fonte: Il Sole 24 ore, Primo piano del 6 agosto 2025